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Ventaglio filonapoleonico Il ventaglio reca sul bordo la seguente scritta:
“Incendie de la Flotte Anglaise”
La Flotte Anglaise incendiée par le feu grégeois, et par celui des nouvelles tours flottantes, armées de bouches à feu pour protéger sur les côtes la descente des Français à marée basse; les vents favorables dirigent d’eux mêmes les milliers de ballons qui s’enflammant à une hauter combinée font pleuvoir sur les Vaisseaux anglois un déluge de feux
e sul bordo inferiore al centro la scritta:
Descente en Engleterre [sic]
Il ventaglio di propaganda e sedizioso
La moda dei ventagli come supporti di propaganda visiva, anche in forma satirica, e come prova di affiliazione politica esplose durante la Rivoluzione francese e proseguì negli anni del Consolato e dell’Impero (si vedano ad esempio il ventaglio stampato a Parigi da un’incisione di Jean-Baptiste Louvion con l’allegoria della pace che la Francia reca all’Austria https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b10467211n e quello che celebra la pace di Lunéville dell’anno Vl https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b10467202p ). Nel repertorio bonapartista si conoscono ad esempio ventagli allusivi con le stecche di tartaruga che terminano a forma di aquila e nastri tricolori, come l’inequivocabile esemplare risalente al regno di Carlo X, nella seconda metà degli anni Venti (Collezione privata, Firenze): [INSERIRE RIFERIMENTO]
Nel Risorgimento italiano il ventaglio svolse questa funzione soprattutto nelle fasi di maggior mobilitazione ed entusiasmo patriottico, anche per celebrare vittorie militari e alleanze politiche. Ventagli patriottici del periodo 1846-1860 sono conservati e spesso anche esposti in musei civici e del Risorgimento, come a Brescia e Bergamo, a Casa Mazzini a Genova, nelle Raccolte Civiche milanesi (rinvio alle relative schede). Di materiale più o meno pregiato, prodotti in serie o pezzi unici se ricamati dalle artigiane – modiste, ricamatrici – o direttamente dalle proprietarie, similmente alle ventole per lumi essi offrivano un racconto sintetico ed iconico, anche grazie al cromatismo tricolore, di facile comprensione, che le donne potevano esibire o nascondere a seconda dei contesti e delle circostanze. Ciò spiega anche l’attenzione delle polizie della Restaurazione nelle operazioni di sequestro di ventagli sediziosi, operazioni che negli anni Venti presero di mira proprio quelli a tema celebrativo napoleonico.
La mongolfiera tra realtà e immaginario politico, tra Rivoluzione francese e Risorgimento
Grazie all’invenzione dei fratelli Montgolfier realizzata con successo nel 1783 e replicata in una dimostrazione davanti al re a Versailles https://collection.sciencemuseumgroup.org.uk/objects/co64807/montgolfier-balloon https://collection.sciencemuseumgroup.org.uk/objects/co8022297/print-ascent-of-a-montgolfier-balloon , le prime prove di volo con il pallone aerostatico vennero compiute dall’aeronauta Pilâtre de Rozier a Parigi nei giardini della Folie Titon, una dimora nel Faubourg St. Antoine che Jean-Pierre Révellion aveva trasformato nel 1784 in manifattura di papiers peints (l’antenata della carta da parati). Qui, nell’aprile del 1789, un’insorgenza degli operai esasperati dal rincaro dei prezzi e dal timore della riduzione dei salari fu di fatto il primo episodio della Rivoluzione francese. La mongolfiera divenne ben presto un’icona ricercata dal pubblico assetato di novità, al punto che molti artigiani vi si ispirarono per realizzare oggetti e accessori: intorno al 1785 il mobiliere Jean-Baptiste Demay costruì una sedia con lo schienale a forma di mongolfiera che ebbe molto successo e che oggi è conservata al Musée Carnavalet di Parigi (https://www.parismuseescollections.paris.fr/fr/musee-carnavalet/oeuvres/chaise-a-la-montgolfiere) .
Il volo aerostatico fece spesso parte degli spettacoli en plein air dei primi decenni dell’Ottocento, come documentato da stampe e litografie anche di ambito italiano (https://graficheincomune.comune.milano.it/graficheincomune/immagine/Albo+F+31,+tav.+15 ) . Un episodio di uso politico dei palloni aerostatici si verificò nel Risorgimento, durante le Cinque Giornate di Milano, dal momento che proprio a dei palloncini di fabbricazione artigianale, fatti con carta, colla e spago, l’abate Antonio Stoppani nel marzo del 1848 affidò dal seminario di Porta Venezia l’invio di messaggi destinati agli abitanti delle campagne intorno a Milano, per avvisarli che la città era insorta e che occorreva impedire l’arrivo di armi e cibo agli austriaci. L’unico pallone sopravvissuto dei numerosi lanciati in quelle giornate, veri oggetti/vettori politici fatti anche di stoffa e carta tricolore, era conservato al Museo del Risorgimento di Milano quando venne distrutto nel bombardamento dell’agosto 1943. Restano invece al Museo alcuni dei messaggi che riuscirono a raggiungere i dintorni nordorientali della città, favorendo l’afflusso di rinforzi.
L’invasione che non ci fu
Immaginaria ma neanche tanto, l’invasione napoleonica dipinta su questo raro ventaglio costituì un vero incubo per l’Inghilterra. Ipotizzata via mare, nonostante l’inferiorità della marina da guerra francese rispetto a quella britannica, essa portò alla costruzione di una serie di batterie difensive lungo le coste, anche dell’Irlanda, ritenuta una possibile destinazione di approdo. Il disegno napoleonico di attraversare il Canale prese corpo tra il 1803 e il 1805, durante la Terza Coalizione, dopo la rottura della pace di Amiens, e portò alla creazione del campo di addestramento di Boulogne, dove confluirono anche ufficiali e sottufficiali italiani: in quel contesto molti fra loro maturarono un embrionale sentimento di identità italiana, testimoniato dalle lettere ai familiari. L’impresa si rivelò tuttavia proibitiva via mare visto l’intenso pattugliamento della Manica da parte della flotta britannica, e lo scacco inferto a Bonaparte divenne ben presto oggetto di satira nella stampa inglese. In ambito francese non si rinunciò tuttavia all’idea di utilizzare le macchine aerostatiche – allora agli albori – incoraggiando il lavoro di progettazione degli ingegneri. Napoleone, che già sotto il Direttorio aveva beneficiato dell’uso di un pallone e di aerostati per le sue operazioni, probabilmente accarezzò l’idea di un’invasione dal cielo, che nel ventaglio visionari protagonista di questa scheda si realizza tramite uno squadrone di palloni in volo verso le coste britanniche. Immagine di non immediata decifrabilità, essa conferma come la fantasia e la mediatizzazione legate a quell’impresa abbiano prodotto un vero e proprio oggetto politico “del desiderio” napoleonico, capace in qualche modo di prefigurare quella guerra dal cielo (la cosiddetta “battaglia d’Inghilterra”) o lo sbarco sulle coste nemiche, che sappiamo essersi drammaticamente realizzate nel corso della seconda guerra mondiale.
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Fazzoletto da collo stampato raffigurante al centro la testa di Napoleone e ai quattro angoli salici piangenti Un accessorio sedizioso per (rim)piangere Napoleone
Il fazzoletto da collo o foulard carré in seta (materiale più pregiato del cotone), utilizzato già in Ancien Régime per trasportare piccoli oggetti e come accessorio ornamentale maschile e femminile, appartiene alla serie dei manufatti tessili detti “del lutto” collegati al culto di Napoleone post-mortem e al relativo revival in occasione del rimpatrio delle spoglie a Parigi nel 1840. Oggetto sedizioso assai diffuso, il fazzoletto si prestava infatti a essere indossato o ad avvolgere a sua volta oggetti politici preziosi in segno di «dolore politico» e di militanza filonapoleonica, senza però venire immediatamente percepito da occhi ostili, mentre poteva essere esibito in contesti amicali di uguale sentimento. Simile funzione avevano altri accessori, generalmente maschili, come cravatte, gilets e bretelle con ricamati simboli napoleonici zoomorfi o botanici quali l’aquila, le api o le violette. Analoga funzione per le donne poteva essere affidata ai ventagli.
Prodotti in genere in Francia, soprattutto dalle seterie lionesi, o, come in questo caso, in Svizzera, gli accessori erano destinati allo smercio anche nella penisola italiana, come documentato dai sequestri di casse e carichi nelle città di produzione effettuati dalla polizia, soprattutto negli anni Venti dell’Ottocento. Anche i cosiddetti marchands de nouveautés e, per gli esemplari in materiali meno costosi come il cotone, i venditori ambulanti specie in occasione delle fiere, erano canali di circolazione ed esportazione – anche di contrabbando – degli accessori di moda filobonapartisti. Tra i casi segnalati nelle carte di polizia, il sequestro di foulards con l’immagine di Napoleone e del figlio rinvenuti nel 1829 presso la marchand de nouveautés Marie Elisabeth Rommel, ad Arras, e il sequestro, sempre nel 1829, di fazzoletti con stampati simboli bonapartisti destinati allo smercio in Austria ma prodotti in Inghilterra, a Crayford, centro all’avanguardia per la manifattura di tessili stampati, anche grazie alle innovazioni messe a punto da David Evans (sul quale vedi https://followthethreadblog.com/wp-content/uploads/2020/06/David-Evans-Co-The-Last-of-the-Old-London-Textile-Printers.pdf) .
Trasfigurazione/apoteosi
La raffigurazione della testa di Napoleone al centro di un nembo circondata dalla scritta N-A-P-O-L-E.O-N allude all’eternizzazione della sua vicenda e al fenomeno di trasfigurazione/assunzione in cielo tipico della lettura martirologica post-mortem. Il tema dell’immortalità o della resurrezione del personaggio – spesso ritratto nell’atto di uscire dalla tomba di Sant’Elena, con evidente richiamo cristologico – è ricorrente su altri supporti prodotti in Francia ma circolanti anche nella penisola italiana, come tabacchiere e oggetti fermacarte, di numerose stampe e, in area italiana, del dipinto del pittore parmigiano Francesco Scaramuzza, San Napoleone martire (primi anni Trenta dell’Ottocento), destinato all’oratorio della rocca di Sala Braganza (Parma), nel quale Napoleone ascende al cielo sorretto da due angeli in un gioco cromatico delle vesti che evoca il tricolore italiano (la scheda del bozzetto preparatorio è consultabile al link: https://www.museoglaucolombardi.it/opera/61622/) . I salici piangenti posti ai quattro angoli del fazzoletto simboleggiano i salici della Valle dei Gerani di Sant’Elena, luogo della sepoltura di Napoleone, le cui foglie avrebbero costituito reliquie botaniche raccolte da visitatori e quindi dai membri della spedizione che nel 1840 riportò a Parigi le spoglie del generale-imperatore. Il Museo Glauco Lombardi di Parma conserva un altro esemplare di foulard del lutto, sempre della manifattura Heim et fils di San Gallo, recante al centro la medesima immagine della testa di Napoleone sullo sfondo di nubi e di stelle, ma circondata dai busti di personaggi maschili e femminili legati alle vicende napoleoniche (https://www.museoglaucolombardi.it/opera/62036/
Visibile/invisibile
Similmente ad altri oggetti politici destinati al contatto col corpo, i fazzoletti o foulard, in particolare quelli a tema napoleonico, consentivano di coltivare con discrezione l’identità politica di chi li portava e potevano anche fungere da segno di riconoscimento all’interno dei circuiti della sociabilità della Restaurazione, tanto in Francia che nella penisola italiana. Tra esibizione e occultamento, questi oggetti, così come le tabacchiere nascoste nelle tasche o gli altri accessori indossati sotto le giacche e le marsine, veicolavano sentimenti di appartenenza e di “resistenza” rispetto ai governi restaurati che dovevano sfidare gli occhi e le orecchie di polizia e spie presenti in caffè, teatri e altri luoghi di incontro. Solo tra le pareti delle abitazioni private, tra convenuti affidabili, era possibile dare liberamente sfogo al proprio credo politico e alle speranze di un ritorno del Grand’Esule, coltivate sino al 1821 e poi trasferite sulla possibilità di un avvento del figlio, il duca di Reichstadt nella denominazione borbonica e asburgica, l’Aiglon o il principe di Parma per i bonapartisti, sino alla sua prematura morte nel 1832.
Bibliografia di riferimento: A. Arisi Rota, The Violet, the Eagle and Beyond: Collecting, Touching and Wearing Napoleonic Nostalgia in the Italian Risorgimento, in E. Francia, C. Sorba (eds), Political Objects in the Age of Revolution. Material Culture, National Identities, Political Practises, Roma, Viella 2021, pp. 47-59: pp. 51-52 (ill. p. 57): E. Francia, Oggetti risorgimentali. Una storia materiale della politica nel primo Ottocento, Roma, Carocci, 2021, cap. I; Emmanuel Fureix, La France des larmes. Deuils politiques à l’âge romantique, Paris, Champ Vallon, 2009; Sudhir Hazareesingh, The Legend of Napoleon, London, Granta, 2004; F. Sandrini (a cura di), Napoleone 1821. La morte di Bonaparte: scenari, reazioni, conseguenze nel ducato di Parma, Parma, STEP 2021, scheda ill. pp. 166-167.
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Calamaio napoleonico "Amitié" Napoleone seduto
Visione inusuale quella del condottiero seduto invece che a cavallo o statuariamente in piedi, nel caso di Napoleone essa appare ancora più stridente con l’epopea e il suo culto, anche tardivo. Napoleone pensieroso se non abbattuto, quasi accasciato nel cabinet dove si rinchiuse per tutta la giornata del 31 marzo 1814, rinvia alla famiglia di immagini legate alla prima abdicazione, quella avvenuta a Fontainebleau dopo l’insuccesso della cosiddetta “campagna di Francia” e che aprì la strada all’esilio all’Isola d’Elba. La posa tutt’altro che eroica, con il cappello gettato da un lato, e le mappe – ormai inutili – sparpagliate sul divano alle sue spalle, venne scelta da Paul Delaroche, seguendo la testimonianza del segretario dell’imperatore, Bourrienne, per il dipinto che realizzò nel 1840, in occasione del revival napoleonico legato al ritorno delle spoglie di Napoleone in Francia e conservato oggi al Musée de l’Armée di Parigi (per una descrizione dell’opera: https://www.musee-armee.fr/fileadmin/user_upload/Documents/Support-Visite-Fiches-Objets/Fiches-periode-napoleon/MA_napo-delaroche.pdf ). Dal quadro gemmarono diverse incisioni, tra cui quella realizzata da Gaspare Guzzi, attivo negli anni Quaranta soprattutto con incisioni su rame, che circolò nella penisola italiana (vedi foto, Milano, collezione privata). La simmetria tra il soggetto del calamaio e la coppia quadro-incisione è evidente. Al posto della spada posata su un tavolo guéridon, dettaglio significativo che compare nel quadro e nell’incisione, il calamaio sintetizza la sconfitta in un tamburo militare collocato a terra. La scritta dorata Amitié, dipinta sul fronte del calamaio e ormai poco leggibile, può riassumere il sentimento di persistente amicizia o fedeltà politica pur nella sconfitta incorporato dal manufatto. In altri oggetti politici, come fermacarte, pendole, statuette, Napoleone seduto evoca invece il momento di riflessione tipico della vigilia della battaglia.
Un oggetto del quotidiano
Il calamaio, realizzato in vari materiali di differente valore (porcellana, ceramica, bronzo ecc.), appartiene alla famiglia degli oggetti del quotidiano risemantizzati in chiave politica e collega un’attività abituale presso i ceti medioalti come la scrittura alla visualizzazione/tangibilità del sentimento politico del proprietario. Analoga funzione ebbe la produzione a tema napoleonico di fermacarte e tamponi per l’asciugatura dell’inchiostro, ma anche di utensili destinati anche ai ceti popolari, quali coltelli, pipe, boccali di birra con intagliata l’inconfondibile silhouette, ecc. Un ruolo a parte per la loro pervasività e replicabilità in versioni più o meno pregiate toccò alle tabacchiere. Gli oggetti sediziosi, di fattura più o meno raffinata, spesso prodotti in numero limitato da singoli artigiani, talvolta in produzione più seriale, costellano i rapporti di polizia della Restaurazione in Francia e nelle aree italiane a più forte presenza di circuiti bonapartisti, come la parte lombarda del Regno Lombardo-Veneto, facilmente permeabile alle reti napoleoniche esistenti nel Canton Ticino. Essi tornarono nel mirino delle autorità tra 1833 e 1834, in occasione dei sequestri nelle abitazioni o nelle camere da studenti dei sospetti di affiliazione alla Giovine Italia.
La nostalgia sul tavolo
Tenere in vista nello spazio domestico un oggetto carico di significato politico fu un’abitudine diffusa presso le fasce politicizzate dell’Ottocento italiano ed europeo. Nel caso dell’oggettistica di ispirazione napoleonica, nella tarda Restaurazione fu il sentimento della nostalgia a prevalere, capace comunque di alimentare un’onda lunga della leggenda destinata a percorrere tutto il secolo. Come ha scritto Gian Luca Fruci, la politicizzazione del quotidiano, tra tasca e tavolo da scrittura, fu un fenomeno diffuso che gli oggetti giunti sino a noi documentano per diverse fasi di mobilitazione rivoluzionaria e politica.
Bibliografia di riferimento:
G.L. FRUCI, Il Risorgimento in tasca (e sul tavolo), in Una nazione da inventare, a cura di R. Mancini e M. Pignotti, Firenze, Nerbini, 2011, pp. 92-102; A. ARISI ROTA, Il cappello dell’imperatore. Storia, memoria e mito di napoleone Bonaparte attraverso due secoli di culto dei suoi oggetti, Roma, Donzelli 2021, p. 88 [ill. tra p. 90 e p. 91].
F. SANDRINI (a cura di), Napoleone 1821. La morte di Bonaparte: scenari, reazioni, conseguenze nel ducato di Parma, Parma, STEP 2021, scheda ill. pp. 169-171;
A. ARISI ROTA, The Violet, the Eagle and Beyond: Collecting, Touching and Wearing Napoleonic Nostalgia in the Italian Risorgimento, in E. FRANCIA, C. SORBA (a cura di), Political Objects in the Age of Revolution. Material Culture, National Identities, Political Practises, Roma, Viella 2021, pp. 47-59; A. ARISI ROTA, Le fauteuil des derniers moments : de l’artisan chinois à Vincenzo Vela, histoire d’une « relique » napoléonienne, in “Parlement(s). Revue d’histoire politique”, 2/2023, N. HS 18, consultabile in open access: https://shs.cairn.info/revue-parlements-2023-3-page-158?lang=fr .
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La nazionalità è in ribasso, anche sulle tabacchiere dell'intendente Milanesio L'immagine caricaturale presenta al centro di una colonna le tre figure presenti nella tabacchiera nazionale di Milanesio. Didascalia e figure allegoriche che circondano questa immagine alludono alla crisi del progetto moderato al quale la tabacchiera faceva riferimento
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Tabacchiera nazionale "apocrifa" Su un lato ritratti di Pio IX, Carlo alberto e Leopoldo II; sull'altro ritratti di Vincenzo Gioberti, Cesare Baldo, Massimo d'Azeglio
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Tabatiere Nationale Su un coperchio era raffigurata una coccarda tricolore con al centro la scritta “Je vous apporte une cocarde qui fera le tour du monde 17 Juillet 1789 Lafayette 29 Juillet 1830" e poi in cerchio l’elenco delle principali vittorie francesi ottenute “sotto la coccarda tricolore”; sull'altro bandiere tricolori, aquila imperiale, le coq, un berretto frigio e un fucile decoravano la lista delle "principales villes où les couleurs nationales des Français ont été arborées des mains de la Victoire”
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« Tabatière constitutionnelle », ou « tabatière à la Charte », ou « tabatière-Touquet »
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Ricordo nazionale del giorno 29 ottobre 1847 giorno luminoso in cui Carlo Alberto emulo di Pio IX e Leopoldo II entrava per la via delle riforme
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Tabacchiera nazionale La Tabacchiera
Nel febbraio 1848 sui principali giornali torinesi apparve un avviso che annunciava l’imminente messa in commercio di una “Tabacchiera Nazionale”. Si trattava di una tabacchiera di cartone pressato , che presentava sui due coperchi litografie incollate e poi laccate: su una vi era l’immagine dei tre sovrani riformatori – Pio IX, Carlo Alberto, _Leopoldo II - , e sull’altro i ritratti di tre leader del liberalismo piemontese, Gioberti, D’Azeglio e Balbo. La tabacchiera poteva essere acquistata - come spesso avveniva per libri, periodici, stampe – attraverso una sottoscrizione presso due librai-editori torinesi, fratelli Reycend (la litografia in Piemonte) e Luigi Tognol; i librai delle province o di paesi esteri erano autorizzati a raccogliere le sottoscrizioni e inviarle ai due librai torinesi. Il costo dell’associazione variava a seconda se la stampa incollata era a colori o in bianco e nero, ma era in ogni caso contenuto. Si trattava dunque di un oggetto che poteva entrare nelle tasche di molti, come veniva sottolineato qualche anno dopo: “immaginatevi una bella scatolina rotonda, né alta, né bassa, né troppo grande, né troppo piccola, che bene potesse capire nelle tasche: e parimenti potesse fare bella mostra di sé sul tavolino; non così preziosa ed elaborata che sentisse dell’effeminatezza e del lusso; né per converso così ruvida e greggia, che sapesse dell’agricoltore; in breve una scatolina sul giusto mezzo, che ci confà con tutti i gusti, che si addice a tutte le condizioni; e tale era appunto la tabacchiera nazionale” (La Tabacchiera nazionale. Strenna dello Smascheratore. A suoi associati, Tipografia Zecchi e Bona, Torino, 1850, p. 15)
Promotore dell’iniziativa e autore dei disegni, era Antonio Milanesio.