Pipa sovversiva garibaldina
- Titolo alternativo
- Garibaldi sovversivo
- Storia dell’oggetto
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L'oggetto
L'oggetto in questione è una pipa, fabbricata in meerschaum nella fabbrica di pipe di Enrico Operti, diretta dal 1881 da Arturo Corsellini, artigiano formatosi alla scuola del polacco Giuseppe Hlawatschek, attivo a Firenze in Via dei Rondinelli dal 1865. Nel 1879 Corsellini era entrato in società con Operti, subentrandogli nel 1880 al suo ritiro. Il negozio era allocato a Firenze, al civico 23 della centralissima Via Panzani, ed era conosciuto come uno dei migliori laboratori artigianali, specializzato nella scultura delle pipe in schiuma e nella lavorazione di articoli per fumatori.
Scolpita nel corpo della pipa è la testa del Generale Giuseppe Garibaldi, rappresentata in posizione frontale e coperta dall’iconico berretto da fumo, un copricapo in lana che, corredato da una apposita giacca, costituiva l’abbigliamento domestico per i fumatori. Di uso comune nell’Inghilterra dell’Ottocento, venne chiamato "berretto alla Garibaldi", da quando divenne tratto distintivo dell’icona dell’Eroe dei due mondi.Fumare in pubblico
Fumare in pubblico e mostrare una pipa con la testa del generale Garibaldi, nella Firenze di fine Ottocento, voleva dire dichiararsi politicamente repubblicano o socialista, manifestare a favore della sovversione dell’ordine costituito, prendere posizione contro lo stato monarchico e liberale, affermare il valore della libertà e della solidarietà tra gli uomini, schierarsi contro ogni forma di oppressione, aspirare all’eguaglianza ed alla giustizia sociale da conseguire con la mobilitazione e la lotta politica (Fumasigari celebrativo della breccia di Porta Pia). Sullo scorcio del secolo, infatti, per i consumatori di tabacco, la pipa aveva sostituito la tabacchiera come strumento per distinguersi ed affermare il proprio modo di pensare, per schierarsi a sostegno di un’idea, di un movimento o di un partito o per partecipare al culto collettivo di un personaggio che in sé riassumeva e catalizzava l’idea forte del cambiamento e del progresso sociale o, parimenti, per lo schieramento opposto, l’idea della conservazione e del potere costituito. La manifattura di pipe Gambier, attiva in Francia dal 1780, nel 1871, al tempo della prima presidenza della Terza Repubblica, vendette ben oltre cinquantamila pipe di gesso raffiguranti Adolphe Thiers, l’uomo forte del momento, ma produceva, contemporaneamente, anche migliaia di pezzi con la testa di Napoleone I per il bonapartismo mai sopito, di Emile Zola, di Victor Hugo, del generale Boulanger e di Giuseppe Garibaldi il cui mito, tra i repubblicani francesi, si era ancor più radicato dopo la campagna garibaldina nei Vosgi. Con opposta semantica, in area tedesca, negli stessi anni, per celebrare la fondazione del Secondo Reich, avvenuta il 18 gennaio 1871 nella Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles, al termine della Guerra franco-prussiana, erano popolarissime le pipe effigianti la testa del Kaiser Guglielmo I e del Cancelliere di ferro, Otto Von Bismarck, artefice dell’unità tedesca.
Il culto di Garibaldi
Il culto di Giuseppe Garibaldi aveva solide e profonde radici in una Firenze ribelle, prima e dopo il completamento dell’unità d’Italia. Perché ci si possa rendere conto di quanto il rapido sviluppo della cultura stampata, accompagnato da un ben avviato processo di alfabetizzazione di massa e favorito da una sempre maggiore disponibilità di libri, abbia potuto diffondere una diffusa percezione del mito garibaldino basti rileggere quanto scriveva il generale Agostino Petitti ad Alfonso La Marmora nell’aprile del 1862: «Quanto al viaggio di Garibaldi è una calamita e temo possa essere origine di mali serissimi. Le popolazioni giungono ad un segno di follia a di lui riguardo ch’è incredibile. Le madri gli portano i figli infermi con preghiera di toccarli, persuase che questo basti a farli guarire. Le donne che hanno da partorire si mostrano certe d’avere un felice puerperio se possono toccare un lembo del suo abito. In una parola le masse non lo considerano soltanto come un eroe ma come un santo, un Dio sulla terra». Occorre ricordare che il mito ed il culto garibaldino, parimenti all’altro grande mito e culto del XIX secolo, quello di Napoleone Bonaparte, è stato soprattutto un culto visivo, reso tanto più accessibile e popolare dalla modernizzazione dei mezzi di comunicazione di massa. La produzione seriale rese possibile una visualità capillare, propagandata da una grande insieme di oggetti, popolari perché di uso quotidiano, politici perché vettori di simboli e idee, sovversivi perché identitari per il reducismo degli ex combattenti di guerre ed insurrezioni. Libri, resoconti giornalistici, poemi in versi, opere teatrali, le innumerevoli biografie pubblicate da Garibaldi e su Garibaldi, le immagini dei quadri e sulle stampe e gli oggetti, come ad esempio una pipa, promossero, col meccanismo ben rodato per mezzo del quale, negli stessi anni, veniva diffuso il mito napoleonico, l’immagine del Generale come eroe radicale e simbolo internazionale del riscatto della nazione italiana (Coperchio celebrativo del viaggio di Garibaldi in Gran Bretagna) . Nei due decenni seguiti al 1840 in Francia, Italia ed Europa, aveva la sua massima diffusione il mito napoleonico seguito al ritorno in patria delle ceneri dell’Imperatore. La camicia rossa ed il poncho, la redingote ed il bicorno, Caprera e Sant’Elena variamente declinati sulla superficie di innumerevoli oggetti, fornirono, con identico meccanismo, il riferimento simbolico ad una sociabilità visuale sovversiva che accomunava, in Francia come in Italia, reduci e popolo, società militare e società civile. Come la vecchia generazione fiutava il tabacco nelle tabacchiere effigianti Napoleone e ne trasmetteva il culto, la nuova lo bruciava nelle pipe con la testa del generale Garibaldi. Il significato simbolico era identico. Il culto napoleonico e quello garibaldino furono contemporanei e contigui. I veterani di Napoleone e di Garibaldi furono i più accaniti diffusori dei due miti e delle idee sovversive antisistema.
- Produzione
- Enrico Operti
- Arturo Corsellini
- Tipologia di oggetto
- Accessori di abbigliamento
- Luogo
- Regno d'Italia
- Anno
- 1870 / 1890
- Periodo
- Italia post-unitaria
- Formato
- Corpo della pipa scolpito in meerschaum, cannello in ambra
- Altezza: 4,8 cm
- Lunghezza: 14 cm
- Fonte
- Collezione privata
- Parole chiave
- Giuseppe Garibaldi
- Celebrità politiche
- Autore
- Domenico Lentini





