Drappo con epigrafe-rebus in onore di Pio IX per l’amnistia del 1846
- Titolo alternativo
- Grande rebus per Pio IX
- Storia dell’oggetto
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Un rebus per Pio IX
Tra gli oggetti esposti presso il Museo Centrale del Risorgimento di Roma figura da ormai diversi anni un grande telo dipinto. Presenta diverse immagini disposte in fila, incorniciate da un drappeggio che reca una vistosa frangia, creando un effetto ottico particolare che mima la presenza di un sipario teatrale o di un arazzo decorativo. Il titolo attribuito è descrittivo: «Drappo con epigrafe-rebus in onore di Pio IX per l’amnistia del 1846 ». La descrizione è fedele al soggetto. Le immagini dipinte sul drappo formano infatti un rebus, la cui decifrazione rivela una messaggio encomiastico che celebra la famosa concessione del «perdono» per i delitti politici da parte di Pio IX con l’editto del 16 luglio 1846, dopo un mese esatto dalla sua elezione al soglio pontificio. Si tratta di un oggetto artistico a tutti gli effetti, e tale qualità ne giustifica ampiamente l’esposizione e il recupero museale. Acquisito alla fine dell’Ottocento dalla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II all’interno della «Sezione Risorgimento», il drappo rimase in magazzino almeno fino al 1909, finché tutta la collezione di oggetti risorgimentali non fu versata al Vittoriano per costituire la base del nuovo Museo Centrale del Risorgimento di Roma. Il contesto della sua produzione e gli eventuali usi prima che venisse depositato sono però solo in parte chiari.
Decifrare un rebus
I rebus sono giochi enigmistici in forma illustrata, comprendenti cioè un esposto iconico (le immagini) e un esposto tipografico (le eventuali lettere). La moda del rebus esplose nella prima metà del XIX secolo, grazie alla convergenza di due fenomeni: il consumo massivo di prodotti visuali grazie alle innovazioni tecniche della stampa, da una parte, e lo sviluppo del gusto per i giochi di intrattenimento sfruttati dalla stampa periodica e dall’industria manifatturiera, dall’altro. Tutto ciò diede vita a una vera e propria «rébusomanie», come venne battezzata in Francia, e cioè una grande passione del pubblico che alimentò la produzione e diffusione di questi giochi enigmistici. E come per molti altri prodotti effimeri di uso comune e d’intrattenimento, anche i rebus furono soggetti ad usi politici e tutt’altro che disinteressati. In questo caso, gli elementi iconici sono preponderanti e comprendono ventiquattro immagini o composizioni pittoriche, disposte su quattro livelli, la cui lettura procede come di consueto da sinistra a destra. Solo una lettera alfabetica (la «T») viene riportata in mezzo a una tazzina e una teiera, che indicano la ripetizione della parola «tè». Per ottenere la soluzione del rebus, il grafema «T» deve essere quindi inserito nella catena di chiavi, cioè le parole corrispondenti alle immagini. La composizione è infatti un classico esempio di rebus di denominazione, o rebus statico, per sciogliere il quale basta cioè denominare gli elementi iconici contrassegnati dai grafemi secondo le intenzioni dell’autore. La corretta giustapposizione di chiavi e grafema produce la prima lettura del rebus, che si presenta nel modo seguente: «Corone, api, oche, messa, via, lira, Po, tè, T, tè, torre, ala, prigione, ori, porta, re, destra, nei, paesi, ala, casa, nume, rose, vittime, papavero». Rimodulando in seconda lettura si ottiene la frase risolutiva: «Corone a Pio, che messa via l’ira potette tòrre a la prigione o riportare d’estranei paesi a la casa numerose vittime, papa vero». Il messaggio è quindi evidente: si trattava di una dimostrazione di gratitudine al sovrano pontefice.
L’enigma dell’origine
Oggetto unico per composizione e consistenza materica, il drappo-rebus si inserisce però in una serie più ampia per le sue caratteristiche formali. Fin dalla pubblicazione dell’editto di clemenza, la figura di Pio IX venne investita da una multiforme e crescente attenzione emotiva volta a qualificarne la natura in senso liberale e nazionale. Tra le diverse forme di questo investimento, la produzione, la circolazione e l’uso di oggetti che ne incorporavano l’aura furono le più appariscenti. Che venissero scambiati in forma privata o, molto più spesso, messi in scena sulla pubblica piazza, gli oggetti piononeschi invasero lo spazio pubblico italiano ed europeo negli anni intorno alle rivoluzioni del 1848, dimostrando una straordinaria e poliedrica capacità di politicizzarsi. Il drappo-rebus non fa eccezione. Con le sue grandi dimensioni, fu concepito con ogni probabilità per essere esposto in pubblico, in piazza o in un teatro. Un cartellino incollato sul verso, che ne fornisce anche la soluzione, recita: «soluzione del Rebus delli 8 7mbre 1846». Era un’allusione alle imponenti feste organizzate a Roma in quella data, che videro la progettazione e costruzione di un apparato scenico comprendente anche un arco di trionfo temporaneo, sormontato da statue in Piazza del Popolo. Ma questa datazione non regge a una verifica più attenta: nei numerosi resoconti di quella festa, ricchi di particolari su ritratti, arazzi e bandiere che apparvero sulle strade e nei locali pubblici di Roma, non compare nessun riferimento a un oggetto così peculiare. Peraltro, in uno dei disegni del drappo – quello della prigione – si sono potute trovare le iniziali dell’anonimo autore, «LB», e la data «1847». Quest’ultima collima con altre corrispondenze iconografiche, come l’immagine del papavero, funzionale alla resa della coppia di parole celebrativa «papa vero». Rebus in onore di Pio IX e dell’amnistia iniziarono ad essere pubblicati sul periodico romano «L’Album» a partire dall’agosto del 1846 . Nel gennaio del 1847 ne comparve uno con l’immagine del papavero. L’inventore e incisore dei giochi enigmistici de «L’Album» era Agostino Nini (1798-1849), un illustratore molto attivo in quel periodo, ma il suo tratto non corrisponde affatto a quello della mano che dipinse il grande rebus, pur utilizzando gli stessi modelli figurativi. È comunque più probabile che il drappo sia stato realizzato nel primo semestre del 1847, quando sulla scena romana si susseguirono un gran numero di manifestazioni in onore del papa, che dovevano culminare nella festa del 17 luglio 1847, nell’anniversario della pubblicazione dell’editto di clemenza, in Piazza del Popolo con l’ostensione di una gigantesca statua di Pio IX. Quella festa però non ebbe luogo, a causa delle voci di complotto che si diffusero nei giorni precedenti. Neanche nei resoconti nelle feste precedenti troviamo però menzione del grande rebus in onore del pontefice e del suo atto di clemenza. In assenza di riscontri, è dunque probabile che il drappo, commissionato certamente in funzione encomiastica e con lo scopo di essere ostentato, non riuscì a incontrare il pubblico a cui voleva rivolgersi. Per un paradosso della fenomenologia degli oggetti desueti, l’occhio dei posteri ha forse avuto un privilegio che al pubblico ottocentesco era stato negato.
- Produzione
- Anonimo
- Tipologia di oggetto
- Tessuti
- Luogo
- Stato della Chiesa
- Anno
- 1846-1847
- Periodo
- Lungo Quarantotto
- Formato
- Tempera su mussola bianca
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Altezza: 144 cm
Lunghezza: 317 cm - Forma rettangolare
- Parole chiave
- Celebrità politiche
- Pio IX
- Autore
- Ignazio Veca


