Salta al contenuto principale
Mat.Ris - Materialità del Risorgimento
  • Il Progetto
    • PRIN
    • Perché il Risorgimento
    • Perché gli Oggetti
  • Oggetti Politici
    • Ricerca per periodo
      • Periodo napoleonico
      • Rivoluzioni del 1820-21
      • Rivoluzione del 1830
      • Lungo quarantotto
      • Post-1848
      • Unificazione
      • Italia liberale
    • Ricerca per luogo
      • Regno d'Italia
      • Stati preunitari
      • Regno di Sardegna
      • Regno Lombardo-Veneto
      • Granducato di Toscana
      • Regno delle due Sicilie
      • Ducato di Modena e Reggio
      • Ducato di Parma e Piacenza
    • Ricerca per tipologia
      • Abbigliamento
      • Accessori di abbigliamento
      • Album
      • Busti e statuette
      • Monete
      • Oggetti domestici
      • Oggetti naturali
      • Tessuti
  • Risorse
    • Musei
    • Altri progetti
  • Eventi
    • Pubblicazioni
    • Comunicazioni
  • Contatti
Advanced Search
hero image

Oggetti Politici Risorgimentali

Coccarde, cappelli, pipe, tabacchiere, lanterne, oggetti di varia natura e consistenza accomunati dall’aver preso parte attiva alle vicende risorgimentali. Mat.Ris propone uno sguardo nuovo sul periodo che definiamo Risorgimento, mettendone al centro gli aspetti materiali e attraverso di essi le esperienze di uomini e donne che per la prima volta agivano in uno spazio politico in via di costruzione intorno all’idea di nazione.

Frammento dell’albero presso cui fu ferito Garibaldi ad Aspromonte

Storia dell’oggetto

Le reliquie botaniche costituiscono una categoria peculiare della cultura materiale ottocentesca, consistente nella conservazione e circolazione di frammenti vegetali – siano essi foglie, rami, frammenti di corteccia – associati a figure storiche o a eventi ritenuti significativi. I naturalia, in questa prospettiva, hanno finito per assumere, al pari di altri oggetti, un ruolo rilevante nella costruzione della memoria pubblica e nella sacralizzazione laica degli eroi nazionali (Bassetto 2025). Questo perché, in alcuni casi, gli elementi appartenenti al mondo vegetale finirono per “incorporare” l’idea stessa del martirio, e non solo in senso figurato: un esempio di questo meccanismo di entanglement è la zolla con ciuffo d’erba intrisa del sangue di Ugo Bassi, raccolta segretamente presso la fossa in cui il martire fu sotterrato subito dopo la fucilazione, e oggi conservata nelle collezioni del Museo dei Risorgimento di Bologna.

Ma la reliquia botanica in assoluto più diffusa, praticamente onnipresente nelle principali raccolte museali italiane, è la scheggia dell’albero (un pino) a cui si appoggiò Garibaldi ferito ad Aspromonte in occasione della battaglia del 29 agosto 1862 tra i volontari garibaldini e l’esercito regolare italiano, chiamato a fermare il tentativo del generale e delle sue truppe di completare una marcia dalla Sicilia verso Roma per scacciarne il papa, Pio IX. Il grande pino in questione, tutt’ora esistente, si trova all’interno di un bosco misto di faggi, nelle cui vicinanze fu eretto un mausoleo per onorarne la memoria, e la proliferazione incontrollata delle sue schegge, come evidenziato da Silvia Cavicchioli, ricorda da vicino quella dei frammenti lignei della croce di Cristo (Cavicchioli 2022, p. 34). Un processo di diffusione incentivato dallo stesso Garibaldi, da sempre interessato alla promozione della propria immagine. Questa volontà di auto-mitizzazione trova una conferma, tra le tante, nella lettera diretta dal generale ad Aristo Isola, Presidente provvisorio della Società tiratori parmensi, da Caprera, il 27 maggio 1881, alla quale, per ringraziarlo del titolo attribuitogli di Presidente onorario, Garibaldi avrebbe unito «Una foglia e un po’ di corteccia dell’albero ai piedi del quale il grande guerriero posò dopo la ferita d’Aspromonte ed un pezzetto della spugna applicata alla ferita», secondo quanto riportato da Eugenio Boselli, l’allora direttore della Biblioteca Statale di Lucca, dove la missiva è attualmente conservata (Immagini e cimeli 2007, p. 24).

Analogamente, a distanza di qualche decennio, sarà proprio un ramoscello di pino, stavolta proveniente dalla tomba del Generale a Caprera, ad essere inviato, a mo’ di reliquia, e opportunamente autenticato, da Clelia Garibaldi quale esempio di «reliquia della religione della patria e della libertà», sotto forma di ramoscelli di pino provenienti dalla tomba di Caprera, ad essere trasmessi in qualità di cimeli, autenticati, all’allora Museo della Guerra di Lucca, con sede in Villa Guinigi. Tale pratica avrebbe conosciuto una sorta di boom all’indomani della morte di Garibaldi e l’avvio dei pellegrinaggi alla tomba di Caprera. In occasione del pellegrinaggio del 6 giugno 1887 alla volta dell’isola sarda, come riportato nella cronaca fatta da Carlo Romussi su «Il Secolo», la folla dei viaggiatori avrebbe tratto con sé

fiori, erbe, bastoni tagliati dagli alberi di pino […]. Alle loro case tornati i pellegrini mostreranno ai figliuoli quelle umili memorie di Caprera, semplici come era Lui, sdegnoso d’ogni fasto: reliquie della religione della patria e della libertà. Noi pure cogliemmo un ramoscello dall’acacia che si protende sul masso sotto il quale, in un giorno di spaventoso uragano, fra l’infuriare del cielo e del mare, fu deposto il corpo del Grande: e, fissandolo nelle ore tristi dello sconforto, ci si rifarà alla mente più viva l’immagine sua e sentiremo ridestarci in cuore nuove energie per le lotte nuove e adempiere al dovere (Balzani 2024, p. 141).

Ma tutto ciò non era che la riedizione di quanto già era avvenuto, oltre cinquant’anni prima, durante le esequie napoleoniche (Hazareesingh 2004). Nell’occasione, i partecipanti portarono via delle foglie e dei rametti di salice provenienti proprio dal luogo della sepoltura a Sant’Elena, la Valle del Geranio, dando vita a vere e proprie composizioni, tra cui val la pena citare i celebri reliquiari Marchand, Bertrand e Las Cases (Arisi Rota 2021, pp. 49-50).

In base ad un processo analogo, nel corso del XIX secolo la figura di Garibaldi fu progressivamente investita di attributi quasi taumaturgici, legati sia alla percezione popolare sia a specifiche strategie di autorappresentazione (Mengozzi 2008). In tale prospettiva, oggetti personali, frammenti corporei e testimonianze materiali assumevano la funzione di “reliquie laiche”, configurandosi come dispositivi simbolici capaci di attivare pratiche di devozione e di consolidare legami comunitari. La circolazione di queste reliquie, spesso inscritta in una logica di dono – come testimonia il caso della lettera con allegati sopra citata – piuttosto che di scambio mercantile, era chiamata a contribuire alla formazione di una comunità politica fondata su un’intensa partecipazione emotiva. Questo fenomeno è da leggersi nell’ambito più ampio della costruzione di una religione civile nazionale, caratterizzata da rituali pubblici, simboli condivisi e forme di sacralizzazione del politico, nell’ambito della quale la figura di Garibaldi assume una funzione paradigmatica, divenendo un punto di convergenza tra dimensione politica e immaginario collettivo. Il caso dei frammenti degli alberi di Aspromonte e Caprera – ma più in generale delle cosiddette reliquie botaniche – dimostra come, nel contesto dell’Italia ottocentesca, le dinamiche di mobilitazione politica fossero profondamente intrecciate con dimensioni simboliche, rituali ed emotive, contribuendo a ridefinire i confini tra sfera religiosa e sfera politica.

Tipologia di oggetto
Oggetti naturali
Luogo
Regno d'Italia
Anno
1862-1882 ca.
Periodo
Unificazione
Italia post-unitaria
Formato
legno
Larghezza: 15 cm
Altezza: 8,5 cm.
Spessore: 1,5 cm.
Parole chiave
Celebrità politiche
Reliquia politica
Giuseppe Garibaldi
Autore
Elisa Bassetto
Oggetti correlati
Ciuffo d’erba intrisa del sangue di Ugo Bassi
Ramoscello di pino proveniente dalla tomba di Garibaldi a Caprera, 2 giugno 1935
Reliquaire constitué par Las Cases
Mat.Ris - Materialità del Risorgimento
PROGETTO MAT : RIS
  • Il Progetto
  • Oggetti Politici
  • Risorse
  • Eventi
  • Contatti
CONTATTI

NEMO ENIM IPSAM
VOLUPTATE QUIA VOLUPT
SIT ASPERTATEM AUT


Nemnim@ipsam.it
(C) 2026 Progetto Mat : Ris - Tutti i diritti riservati
Termini di utilizzo Privacy Policy & Cookie Policy