Il tavolino di Leopoldo Grilli, un “piccolo monumento” del volontarismo garibaldino
- Titolo alternativo
- Tavolino 451
- Storia dell’oggetto
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Il tavolino decorato a china
Chiusa la stagione eroica della partecipazione alle guerre risorgimentali, Leopoldo Grilli, un volontario garibaldino umbro, si dedica con dedizione e pazienza certosina, “nelle ore di riposo, per anni” (Museo delle storie di Bergamo, fondo Museo del Risorgimento e della Resistenza di Bergamo, fasc. 25, lettera di Carlo Pirovano alla Presidenza dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo, 10 marzo 1958) a decorare con inchiostro di china nera un piccolo tavolo rotondo. L’intera superficie è oggetto dell’attenzione del patriota: ricopre il piano del tavolo con i nomi dei volontari della Spedizione dei Mille e orna con disegni geometrici e motivi vegetali la gamba, i tre piedi e anche la parte inferiore del piano stesso. L’esito di questo meticoloso lavoro è un’opera originale dal chiaro intento celebrativo e commemorativo. Il nucleo centrale della decorazione è composto dal volto di Garibaldi attorniato dalle iscrizioni “Garibaldi”, “Duce”, “Mille”, “1860”, e dalle raffigurazioni dei piroscafi Piemonte e Lombardo, del monumento ai Mille allo scoglio di Quarto e dello sbarco a Marsala. La circonferenza intermedia del piano è fittamente fregiata con i nomi dei volontari della Spedizione, tra i quali sono distinti dagli altri i componenti dello Stato Maggiore e del Corpo medico, i comandanti delle compagnie e i membri dell’intendenza della Spedizione. Nel medaglione più esterno, ai nominativi dei garibaldini si intervallano le strofe de’ L’Inno di Garibaldi – intitolato qui Inno di guerra – sormontate dal simbolo della Trinacria con la scritta “Uno dei Mille”, alternato alle date delle principali tappe dell’impresa e a disegni di aquile con fasci littori tra gli artigli e una stella sopra la testa e recanti le iscrizioni dei binomi: “Patria libertà” – “Fede e avvenire” – “Popolo e rivoluzione” – “Onore patria” – “Verità giustizia” – “Pensiero azione” – “Scienza lavoro” – “Ora e sempre”. Anche lo spessore del bordo è sfruttato per riportare motti e versi riferiti non soltanto alla Spedizione del 1860, ma anche alla sfortunata impresa di Aspromonte del 1862.Un mazziniano irreducibile
Curiosamente l’autore del manufatto non ha preso parte alla Spedizione dei Mille del 1860: nato il 24 aprile del 1848 a Sigillo, in provincia di Perugia, da una famiglia di antica nobiltà originaria di Cagli e oriunda di Gubbio, Leopoldo Grilli appartiene alla generazione nata nel pieno dell’epopea risorgimentale, cresciuta nell’ammirazione della generazione precedente che ha fatto il ’48, assiste all’impresa dei Mille ed è pronta a battersi per il completamento del processo di unificazione italiana non appena raggiunta un’età adeguata. Il giovane umbro non fa eccezione, nel 1866 fugge dal collegio di Perugia dove studiava per raggiungere i volontari in Tirolo, inquadrato nella 14ª compagnia dell’8° reggimento. Nel 1867 è tra i garibaldini di Mentana e nel 1870 segue Garibaldi nella campagna di Francia. Partecipa quindi alle fasi finali del Risorgimento, le meno gloriose e di successo, per poi ritirarsi a Umbertide, dove gestisce un caffè ed è tra i fondatori della locale Società dei Reduci delle Patrie Battaglie ricoprendo la carica di segretario. Il suo impegno volontaristico non si esaurisce con la conclusione delle campagne militari, ma si trasforma in dedizione politica e sociale. Tra i fondatori del circolo repubblicano “Pensiero ed azione”, è segretario e cassiere della Società Operaia di Mutuo Soccorso e membro della locale Congregazione di Carità. Strenuo sostenitore degli ideali mazziniani, è consigliere comunale per diversi anni fino a quando, nel 1892, rifiuta la carica di sindaco per evitare di prestare giuramento di fedeltà al sovrano.Il culto domestico
Grilli realizza un’opera destinata allo spazio domestico, spinto dalla volontà di ricordare e tramandare ai posteri la propria partecipazione al processo di unificazione nazionale. Si tratta di un oggetto auto-prodotto, che si può affiancare a quelli di fattura artigianale diffusi durante e dopo le imprese risorgimentali. Elementi d’arredo e oggetti di uso quotidiano recanti i simboli dell’epopea garibaldina veicolano un messaggio politico destinato ai frequentatori delle dimore della borghesia e della nobiltà patriottica fin dai primi moti risorgimentali. Se molti oggetti destinati alle mura casalinghe vengono realizzati e commercializzati in un’ottica mobilitante, altrettanti, a Risorgimento concluso, ritraggono avvenimenti e personaggi in un’ottica celebrativa e commemorativa. Il tavolino rientra tra questi, destinato al culto domestico delle vicende militari appena concluse. La mancata partecipazione alla Spedizione del 1860 non è rilevante, l’autore si sente parte della ‘grande famiglia’ fedele al volontarismo garibaldino.Da Umbertide a Bergamo
Il tavolino dopo la morte di Leopoldo Grilli, avvenuta il 22 settembre 1912, rimane in possesso degli eredi fino al marzo del 1958, quando viene proposto in dono al professor Alberto Agazzi, conservatore del Museo del Risorgimento di Bergamo. Un dirigente di un istituto parificato cittadino, il professor Carlo Pirovano gli scrive: “come notai che nell’amorosa sagace scelta dei nomi scritti sul piano del tavolinetto emerge quello della generosa falange dei Mille di Bergamo, ho creduto doveroso di farne dono a codesto Museo…” (Museo delle storie di Bergamo, fasc. 25, lettera di Carlo Pirovano alla Presidenza dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo della classe di Scienze Morali e Storiche, 10 marzo 1958). Non è noto come Pirovano sia entrato in possesso del tavolo, mentre è chiaro il motivo dell’accettazione della donazione. Proprio in quel periodo a Bergamo, in previsione del centenario della Spedizione, l’amministrazione comunale promuove un rinnovamento del Museo del Risorgimento in Rocca e il suo conservatore lancia un appello alla cittadinanza affinché doni cimeli e documenti in vista del riallestimento. Fil rouge del ripensamento del percorso espositivo è il volontarismo garibaldino, cifra caratterizzante del contributo locale al processo risorgimentale, che è riconosciuto ufficialmente nel 1960 con l’intitolazione di Bergamo “Città dei Mille” da parte del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. La provincia orobica aveva infatti contribuito con il maggior numero di volontari all’impresa guidata da Garibaldi cento anni prima. Ancora oggi sul piano del tavolo sono leggibili 115 nominativi dei quasi 180 bergamaschi che vi presero parte. Il cimelio, definito “un piccolo poema figurativo del volontarismo garibaldino” (“Il Giornale del Popolo”, 16 marzo 1958, n. 75) e catalogato con il numero 451, entra quindi a far parte delle collezioni del Museo del Risorgimento ed è a lungo esposto nel percorso in Rocca.
- Produzione
- Leopoldo Grilli
- Tipologia di oggetto
- Oggetti domestici
- Luogo
- Stato della Chiesa
- Anno
- Seconda metà del XIX secolo
- Periodo
- Italia liberale
- Formato
- Legno di tiglio, abete, castagno e noce
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Altezza: 70,5 cm
Larghezza del piano: 66 cm
Profondità del piano: 66 cm - Piccolo tavolo rotondo con gamba centrale e tre piedi sagomati
- Parole chiave
- Garibaldi
- Celebrità politiche
- Eredità risorgimentale
- Autore
- Lia Corna