Ventaglio patriottico del 1859
- Storia dell’oggetto
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Il ventaglio
Il ventaglio, elegante accessorio di origine orientale, solitamente realizzato in carta applicata a stecche di legno, è uno dei simboli della socialità aristocratica e borghese del XVIII e del XIX secolo. Realizzato, negli esemplari più lussuosi, anche in avorio, tartaruga, madreperla e seta, poteva essere variamente decorato, soprattutto con paesaggi, scene mitologiche, pastorali o galanti, adattandosi a ogni tipo di occasione sociale, dal matrimonio al funerale. A partire dagli anni della Rivoluzione francese, l’oggetto cominciò a trasformarsi anche in un mezzo di comunicazione politica, caricandosi di significati sino a quel momento sconosciuti e arricchendosi di ritratti satirici, scritte, scene allusive: da accessorio mondano, esso seguì il destino di numerosi atri oggetti, trasformandosi in una sorta di manifesto portatile di sentimenti politici. Lo stesso avvenne in Italia nel corso del XIX secolo, dove numerosi ventagli furono riadattati per farne degli oggetti attualizzati: in quanto accessori facilmente occultabili, anche per la loro natura pieghevole, essi furono facilmente impiegati come vettori di messaggi di appartenenza politica, ricamati con scritte eloquenti, come nel caso del ventaglio bergamasco o come in quello, oggi a Trieste, raffigurante un episodio di guerriglia urbana durante le Cinque giornate di Milano.L'incontro
La scena rappresentata sul ventaglio patriottico oggi conservato al Museo del Risorgimento di Milano riproduce l’incontro tra gli alleati nel corso della Seconda guerra d’Indipendenza del 1859. Nella porzione di destra compaiono gli italiani, Vittorio Emanuele II, il giovane principe Umberto e Giuseppe Garibaldi, in quella di sinistra i francesi, Napoleone III e Patrice de Mac Mahon. Il topos dell’incontro, reso immortale diversi anni più tardi dall’affresco di Pietro Aldi nel Palazzo Pubblico di Siena, raffigurante l’episodio di Teano, con la stretta di mano tra il re e Garibaldi, è qui ambientato in uno spazio campestre, come suggeriscono gli alberi sullo sfondo e il terreno sabbioso. Vittorio Emanuele II e Napoleone III sono colti nell’atto del vicendevole saluto, con il cappello in mano, mentre il generale Mac Mahon, da quel momento in poi maresciallo di Francia e duca di Magenta, è rappresentato qualche passo indietro. Il principe Umberto segue il padre, con la sciabola abbassata, mentre un inedito Garibaldi, elegantemente vestito con un cappello piumato, una casacca verde e un mantello bianco e rosso – a ricreare il tricolore – tiene ancora l’arma sguainata, a ricreare una sorta di carica al galoppo. L’eroe dei due mondi, nel 1859 a capo dei Cacciatori delle Alpi e protagonista di una serie di fortunati scontri militari contro gli austriaci, appare in questo caso pienamente pacificato con la Casa reale, come dimostra lo scudo sabaudo applicato sulla sella del generale.
Vittorio e Napoleone
Svariate sono le raffigurazioni dell’alleanza tra il Regno di Sardegna e l’Impero dei francesi, declinate nelle forme più diverse, dal bacio scambiato tra il re e l’imperatore sotto forma di santi giotteschi, ai più tradizionali ingressi trionfali in città. Questi ultimi rispondevano a pratiche antichissime, che si rifacevano al triumphus romano e che ancora nel XIX secolo godevano di un’ampia fortuna iconografica. L’8 giugno 1859, in seguito alla battaglia di Magenta contro l’esercito asburgico, Vittorio Emanuele II e Napoleone III fecero il loro ingresso a Milano, accolti da una popolazione in tripudio. L’ingresso dei sovrani fu rappresentato da svariati artisti su diversi supporti: Giuseppe Bertini realizzò un olio su tela, ora nei depositi del Museo del Risorgimento di Milano, Michele Bisi un acquerello su carta, ora presso Palazzo Morando, a Milano, Vittorio Emanuele Bressanin l’affresco nella Torre di San Martino. Il tema ebbe anche un’ampia fortuna popolare, come dimostrano le numerose raffigurazioni dei “campioni” dell’indipendenza italiana, con al centro il re e l’imperatore, trasposte principalmente su incisioni e litografie: accanto ai sovrani trovano così posto gli esponenti più in vista dell’esercito e della politica, come nel caso de I difensori del Diritto e della Libertà d'Italia, dove tutto attorno a Vittorio Emanuele e a Napoleone si trovano Fanti, Cavour, Cialdini, il principe Napoleone e Canrobert.
- Produzione
- Manifattura italiana o francese
- Tipologia di oggetto
- Accessori d'abbigliamento
- Luogo
- Ignota
- Anno
- Post-1859
- Periodo
- Unificazione
- Formato
- Carta stampata su stecche di legno
- Raggio: 27 cm
- Fonte
- Palazzo Moriggia, Museo del Risorgimento di Milano
- Parole chiave
- Celebrità politiche
- Vittorio Emanuele II
- Napoleone III
- Autore
- Giacomo Girardi




