Abbattere l'aereo del futuro

Difendere i cieli era un compito fondamentale dell’esercito in tempo di guerra. Le proposte avanzate furono, durante le due guerre, molto originali.

La soluzione avanzata da Hugo Gernsback, per esempio, era il proiettile-lazo riportato su “Electrical Experimenter” (1918). Tale proiettile avrebbe contenuto due bombe incendiarie e due bombe detonanti, che sarebbero fuoriuscite in volo pur rimanendo collegate al proiettile per tramite di fili di metallo. Dato che ogni proiettile di artiglieria una volta lanciato avrebbe girato sul proprio asse, le quattro bombe avrebbero ruotato come “un piccolo sistema solare”, catturando ogni aereo sul loro cammino. Una versione ridotta avrebbe potuto essere usata per combattimenti tra aerei.

Un inventore americano propose di “minare l’aria” (“Popular Science”, 1916) sopra Londra per tramite di palloni provvisti di mine o reti. Ma, come faceva notare lo stesso articolista, ci sarebbe stata una città sotto il campo minato: “gli abitanti di Londra potrebbero preferire i bombardamenti”. Questo evidenzia un meccanismo frequente della divulgazione di inizio Novecento: i redattori sanno che l’invenzione è impossibile ma la pubblicano ugualmente, magari solo per criticarla. Si tratta di una strategia commerciale, ma anche didattica: attirata l’attenzione del pubblico per tramite del tema bellico e di ricche illustrazioni, gli si impartiscono le nozioni necessarie a provare l’inapplicabilità dell’invenzione (in questo caso il comportamento dell’idrogeno dentro a un pallone aerostatico e le tattiche reali della guerra aerea)

“Popular Mechanics” (1925) suggerisce una trappola per aerei formata da reti – che avrebbero dovuto impigliarsi nell’elica delle loro “prede” – fissate tra dei paracadute e lanciate con razzi o proiettili. Un’idea simile era quella delle ragnatele bomba (“Popular Science”, 1943), che – racchiuse in un proiettile – si sarebbero espanse come una ragnatela in attesa di colpire il loro obiettivo. Al contatto con l’aereo nemico, le bombe – situate alle estremità dei cavi di cui si componeva questo congegno – sarebbero esplose.

Si arrivò persino a immaginare l’uso di una sorta di “polvere invisibile” (“Popular Mechanics”, 1934), che sarebbe stata “in grado di fermare i motori degli aerei a mezz’aria e di essere sospesa come una grande cortina o un muro protettivo attorno ai confini di una nazione per difendersi dagli invasori del cielo”. A questo proposito si affermava che Nikola Tesla sosteneva di “aver scoperto raggi di forza che possono essere proiettati come lunghe cortine e attraverso i quali gli aerei non possono penetrare”.

Un’altra idea simile, riportata anche in questo caso su “Popular Mechanics” (1924), era quella di un “raggio della morte” che, “agendo come conduttore di energia composta da correnti elettriche ad alta tensione”, sarebbe stato in grado di distruggere i velivoli nemici.

Un altro apparato difensivo particolarmente suggestivo era quello dei “funghi volanti” (“Popular Mechanics”, 1941), che avrebbero dovuto operare come torrette aeree di difesa in grado di ospitare un equipaggio di 3 o 4 uomini ciascuna. La loro funzione sarebbe stata quella di intrappolare i velivoli nemici tramite dei cavi sospesi nell’aria e colpirli grazie all’utilizzo dei cannoni di cui sarebbero state dotate. Si riportava che tali congegni si erano “dimostrati soddisfacenti sotto forma di modello in scala e si sta pianificando una dimostrazione a grandezza naturale”.

 

Scritto da Alberto Bordignon e Federico Mazzini